15/04/2019

Il mattone in leasing vale 4 miliardi

I risultati positivi ottenuti lo scorso anno dal mercato degli immobili non residenziali sono dovuti in buona parte alle ottime performance del leasing. Secondo il consuntivo 2018 di Assilea, l’associazione di categoria, l’immobiliare ha chiuso l’anno superando i 4,1 miliardi di euro, mettendo a segno il miglior risultato dal 2012. L’incremento su base annua è del 9,9%. Il comparto degli immobili costruiti (+13,3% per un controvalore di 2,4 miliardi) cresce più di quello delle strutture da ultimare (1,7 miliardi con un aumento del 5,6%). Il numero complessivo di contratti ha toccato quota 4.578, con un aumento dell’8,9%.

Un’altra notizia positiva arriva dai crediti in sofferenza: il volume degli Npl è sceso nell’anno da 17,7 a 15,4 miliardi tra fine 2017 a fine 2018, con una riduzione del 13,1% sia della componente sofferenze propriamente dette sia dei cosiddetti Utp (unlikely to pay), i crediti che probabilmente non verranno rimborsati.

Le prospettive

Sono buone anche le premesse per il 2019. I dati relativi ai primi due mesi infatti segnalano una crescita del 2,2% sul medesimo periodo del 2018. La spinta sta arrivando soprattutto dalle operazioni di importo superiore ai 2,5 milioni, che, con un volume complessivo di 178 milioni, sono il triplo rispetto allo stesso periodo del 2019. Sono tutti numeri molto buoni ma che non devono indurre al trionfalismo:all’epoca del suo massimo storico, nel 2006, il mercato del leasing immobiliare valeva 23 miliardi.

Di norma oltre la metà delle operazioni in valore è appannaggio della locazione di immobili industriali e logistici e anche nel 2018 la regola è stata rispettata, anche se con una quota del 52,8% gli edifici a destinazione produttiva hanno perso quasi 6 punti, a tutto vantaggio del commerciale (+3,1%) e del terziario (+3%). Quanto all’attività dei clienti, prevale il manifatturiero, con il 30,3%, in flessione rispetto al 2017. Oltre un quarto delle operazioni (il 26,7%) ha come controparte società immobiliari, in prevalenza fondi che con il provento dei canoni riescono a ripagare le rate e dopo 12 anni (la durata sia dell’ammortamento fiscale dell’immobile sia del contratto di locazione stipulato con l’inquilino) si ritrovano come capital gain il possesso dell’immobile. In crescita il peso delle attività professionali, scientifiche e tecniche, aumentate di quasi 3 punti raggiungendo il 7,7%. Come è successo per i mutui anche nel leasing finora non si è registrato l’incremento temuto dei tassi.

La rilevazione

L’ultima rilevazione delle condizioni di mercato effettuata dalla Banca d’Italia a fine marzo infatti segnala un lieve salita su base annua dei tassi fissi, ora al 3,96% (+14 centesimi); i variabili sono scesi addirittura di due centesimi, al 3,15%. Dal grafico che pubblichiamo si evidenzia una forte caduta dei tassi rispetto a quelli di cinque-sei anni fa; nella lettura dei dati bisogna però ricordare anche che sono cambiate le regole dell’ammortamento: oggi possibile,come dicevamo sopra, in 12 anni mentre in precedenza ne servivano 18; questo significa che le durate dei contratti, proprio per ottimizzare il vantaggio fiscale, si sono conseguentemente ridotte e anche i tassi sono per forza di cose più bassi.


Autore: Gino Pagliuca
Fonte: Il corriere della sera
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