09/10/2018

BancoBpm vende Agos Ducato e ridisegna il credito al consumo

Il gruppo bancario BancoBpm studia la ridefinizione del perimetro del credito al consumo.
Proprio in questi giorni sono infatti in corso discussioni per assegnare un incarico a un advisor, mandato finalizzato a razionalizzare la struttura del gruppo in questo ambito di attività. L’obiettivo è duplice: evitare, come da piano industriale, sovrapposizioni di attività createsi post fusione tra la Popolare di Milano e il Banco Popolare, ma soprattutto valorizzare gli asset con interessanti valutazioni in vista delle operazioni di derisking.
Le attese sono per una cessione della quota posseduta da BancoBpm in Agos Ducato, dove il Banco possiede il 39% e Credit Agricole il restante 61 per cento.
Su questo versante la banca italiana ha già avviato da qualche mese discussioni con il socio francese per capire quale potrebbe essere la soluzione migliore. Infatti Credit Agricole ha un’opzione per acquistare la quota del 39%, ma in questo caso le discussioni verterebbero sul prezzo più congruo a cui esercitare quell’opzione.
La vendita della quota in Agos sembra la strada più probabile: ma esistonoipotesi alternative. Il gruppo guidato da Giuseppe Castagna possiede anche un’altra controllata nel credito al consumo, cioè Pro-Family. Quindi potrebbe decidere anche di vendere Pro-Family oppure di far confluire questo asset in Agos Ducato. Infine potrebbe optare per un’Ipo di Agos, difficile però nelle attuali condizioni di mercato.
L’advisor prescelto da BancoBpm dovrà analizzare le diverse opzioni. Lo stesso Credit Agricole in questi giorni sta valutando di dotarsi di un consulente finanziario. La joint venture con Credit Agricole è assai profittevole: con circa 920 milioni di giro d’affari e profitti per quasi 300 milioni.
Un’eventuale valorizzazione della quota in Agos Ducato potrebbe servire a Banco Bpm a compensare l’impatto sul capitale legato all’operazione di derisking. Banco Bpm è attualmente impegnata nella dismissione di un portafoglio di Npl fino ad un massimo di 9,5 miliardi le cui offerte vincolanti sono attese entro metà novembre, quando sarà terminata la due diligence da parte delle tre cordate di consorzi ammesse. Verso fine anno verrà scelto il partner con cui finalizzare l’accordo.
Le azioni di capital management sulle controllate potrebbero infatti portare, in maniera diretta, risorse in vista della cessione del mega-pacchetto di sofferenze, per i quali sono già previsti 3,5 miliardi di accantonamenti. Le dismissioni potrebbero essere necessarie anche alla luce della situazione di turbolenza sullo spread che, se protratta nel tempo, potrà avere un effetto negativo sulle banche italiane.


Autore: Carlo Festa
Fonte: Il Sole 24 Ore
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