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Arretrati
CASE HISTORY
Categoria articoli
Diritto societario
La categoria contiene 2 articoli
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Prendo spunto da una decisione (Trib. di Brindisi – Sezione fall. – Relatore Roberto Michele Palmieri, Presidente Vincenzo Fedele - Sentenza del giorno 21 giugno 2005) su un caso di vendita di un prodotto finanziario per sottolineare alcuni principi connessi agli obblighi di informazione del proponente e all’applicazione di normative...
A distanza di un solo anno dalle modifiche ed integrazioni introdotte dal Decreto Legislativo 9 gennaio 2006 n. 5, il legislatore ha di nuovo messo mano alla disciplina del fallimento mediante l’emanazione del Decreto Legislativo n. 169 del 2007 (cd. decreto correttivo) entrato in vigore il 1° gennaio 2008. La legge fallimentare del...
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Il b2b che unisce il Mediterraneo
Una piattaforma telematica che avvicini l’Italia ai paesi del Mediterraneo e che crei un unico mercato commerciale. È questo l’obbiettivo di Emed b2b.biz, il nuovo portale lanciato da Euro-Med Tds che per mezzo di un sistema on line di domanda/offerta potrà mettere in rete le 6,6 milioni di imprese che si affacciano sul bacino. La piattaforma, che interessa per ora il settore dell’agro-alimentare, è stata sviluppata con quindici partner dell’associazione Euro-Med Tds (camere di commercio e associazioni imprenditoriali del commercio e dei servizi in Algeria, Autorità palestinese, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Italia, Giordania, Malta, Marocco, Portogallo, Spagna, Siria, Tunisia e Turchia) e vede anche l’importante contributo della Commissione europea per l’80%. In particolare, gli utenti potranno accedere alla rete di Emed-b2b.biz tramite punti di accesso nazionali, situati nei 15 paesi coinvolti. In pratica le aziende di ogni Paese dopo essersi registrate presso il loro punto di accesso nazionale, utilizzeranno il sistema di domanda e offerta per mettere in rete i propri prodotti e servizi, per concludere transazioni e per realizzare collaborazioni ad hoc con altri utenti. Mediterraneo che rappresenta per l’Italia un mercato ancora tutto da scoprire. Gli ultimi dati diffusi da Assocamestero mostrano che 2004 le esportazioni italiane destinate ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono salite del 12% rispetto al 2003, per un ammontare complessivo di 15.583 milioni di euro. Bene anche per la voce degli acquisti, che hanno archiviato nei 12 mesi dello scorso anno un incremento del 14%, per un contro valore di 14.331 milioni di euro. E non solo: secondo le previsioni Ice-Prometeia per il 2005-2006, in Paesi come Israele, Libia, Tunisia e Algeria si attendono per quanto riguarda il Pil valori superiori al 5%, mentre di poco inferiore si prospetta la crescita in Marocco, Egitto e Libano. “Entro i prossimi due decenni, se saremo capaci di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno sviluppo, quella euromediterranea sarà l’area di successo più forte del mondo”, ha commentato il presidente della Confcommercio Sergio Billè intervenuto alla presentazione del nuovo portale. “Non c'e' nessun Paese nel Mediterraneo leader come l’Italia - ha concluso - o lo capiamo o continueremo ad esser vassalli di altre realtà. Integrarci velocemente prima del 2010 significa fare l’interesse delle imprese italiane, delle famiglie italiane e soprattutto cogliere l’opportunità di un’area che sta crescendo molto più di quanto siamo cresciuti noi in questi anni e che può essere un momento di ricaduta forte per le nostre esportazioni”.
Il nuovo accordo di Basilea 2: l’importanza del rater aziendale
Francesco Leo francesco.leo@katamail.it. Il nuovo trattato di Basilea, emanato nel giugno del 2004, ha posto dei nuovi paletti alla gestione del credito ed alla valutazione del merito creditizio delle imprese. Come noto già il primo trattato, emanato nel 1988, perseguendo l’obiettivo della adeguatezza patrimoniale delle banche, fu unanimemente adottato nella sua integralità da oltre 100 Paesi pur non avendo una autorità sopranazionale (per acquisire un vero e proprio effetto normativo è necessario infatti che venga recepito negli ordinamenti nazionali attraverso delle direttive dell’Unione Europea). Il punto cruciale del primo trattato di Basilea era sicuramente l’obbligo di creare un accantonamento (di garanzia) del patrimonio di vigilanza pari almeno al 8% degli impieghi ponderati per il rischio. Da un lato questo vincolo (molto stringente) imposto alle banche si poneva nell’ottica del perseguimento della crescita della capitalizzazione della banche, dall’altro, però, questo diventava troppo rigido ed asettico: ponderava gli impieghi alle aziende sempre e soltanto al 100% (quindi occorreva inevitabilmente un accantonamento di 8 euro ogni 100 euro prestati alle imprese). In definitiva questo indicatore non era sensibile alle singole realtà aziendali : un accantonamento del 8% poteva essere eccessivo per una impresa poco rischiosa ed inadeguato per una impresa ritenuta rischiosa, definendo la valutazione del rischio in modo ancora troppo semplicistica. Il nuovo trattato di Basilea risolve questo problema introducendo tre concetti fondamentali che hanno permesso di risolvere questo problema ed insieme di dare una visione più organica del sistema del credito (alle aziende, in primis) permettendo un perseguimento più efficace della sua stabilità: 1. requisiti patrimoniali minimi (livelli minimi di capitale, coerenza tra capitale e rischi assunti, individuazione di nuove categorie di rischi); 2. attività di vigilanza più incisiva da parte delle Banche centrali (possibilità di intervento sui contenuti minimi di capitale, incentivazione della gestione attiva del capitale, valutazione e controllo della gestione); 3. nuova disciplina di mercato e sulla trasparenza (obbligo dell’informativa di mercato, trasparenza sul profilo di rischio e sulle politiche di rischio delle banche). Nel nuovo trattato il coefficiente di accantonamento continuerà ad essere applicato ai fini di vigilanza, ma ciascuna banca avrà la possibilità di incidere sul denominatore del rapporto modificando il sistema di ponderazione sin qui adottato: viene infatti introdotto il concetto di “rating” dell’impresa. Per il sistema delle imprese italiane il rating si pone come un “insieme strutturato e documentabile di metodologie e processi organizzativi che permettono la classificazione su scala ordinale del merito di credito di un soggetto” e che quindi “consentono la ripartizione della clientela in classi differenziate di rischiosità cui corrispondono diverse probabilità di insolvenza” (secondo la definizione data dall’ABI). Calcolabile secondo diversi criteri (rating interni per le imprese maggiori o rating esterno per le imprese medio piccole) questo nuovo indicatore permetterà di ottimizzare il costo del credito per le aziende più “virtuose”: nella realtà italiana saranno oggetto di valutazione il bilancio civilistico, il livello di capitalizzazione dell’impresa (ad esempio il ROE), la centrale dei rischi, i coefficienti andamentali, la redditività e la capacità di autofinanziamento (il ROI ed il cash flow operativo), l’indice di copertura degli interessi passivi, i parametri qualitativi, settoriali e strategici (scenario competitivo, principali concorrenti, previsioni sul settore di appartenenza), eventuali elementi pregiudizievoli e dati comportamentali (qualità del management, storia della società, reputazione degli azionisti).. Da più parti si sono sollevate delle preoccupazioni al riguardo: soprattutto per le piccole e medie imprese si corre il rischio di un innalzamento del costo del credito. In effetti, il rischio concreto derivante dall’applicazione del nuovo trattato è la ulteriore divaricazione della forbice tra le imprese: si avrà un miglioramento delle condizioni di accesso al credito con buon fatturato e buon rating, peggioramento delle condizioni per le condizioni per imprese con fatturato medio piccolo ed in generale costi più alti. Sicuramente il rapporto banca – impresa sarà maggiormente orientato alla trasparenza reciproca (sarà interesse di entrambi fornire ed ottenere le informazioni necessarie per migliorare lo standing creditizio) In questo contesto le imprese dovranno adottare in tempi stretti una strategia finalizzata al miglioramento del proprio rating. In questo senso sarà fondamentale, di concerto con le banche, individuare le aree principali di intervento e definirne i relativi valori obiettivo: di conseguenza la funzione finanziaria assumerà un ruolo centrale in tutti i contesti aziendali. Se è vero, infatti, che Basilea 2 premierà le imprese migliori a scapito di tutte le altre, occorrerà impostare in tempi brevi una strategia volta al miglioramento del proprio rating. Il nuovo trattato, in definitiva, costringerà le imprese a puntare sulla trasparenza e sulla capacità di comunicazione. Ogni impresa, per potere sfruttare al meglio tutti i benefici che si svilupperanno dall’applicazione del nuovo trattato dovranno attrezzare un complesso sistema di comunicazione con un conseguente rilevante sforzo per l’impiego di tecniche di analisi, elaborazione e rappresentazione delle risultanze di bilancio e di quelle di natura previsionale. Il tutto, naturalmente, con adeguati commenti e chiarimenti delle grandezze riportate, dell’attività svolta e che si intende svolgere e delle strategie impiegate e da impiegare. Il processo informativo da implementare non può limitarsi alle risultanze del bilancio civilistico e dei dati contabili poiché questi espongono gli accadimenti passati tralasciando, invece, tutti quei fattori “intangibili” che invece rivestono una sempre più rilevante importanza strategica. In questo contesto quindi, la previsione della nuova figura professionale del “rater aziendale” come figura sempre più qualificata e specializzata che potrà e dovrà garantire l’attendibilità, l’indipendenza e l’obiettività del processo di revisione, certificazione e rielaborazione dei dati contabili diventa un fattore sempre più indispensabile . Gli istituti bancari più grandi inizieranno ad adottare i criteri di Basilea 2 già dal prossimo gennaio, in quanto a questi vengono richiesti tre anni di conformità operativa per accedere alle opzioni meno costose previste dall’accordo: la direttiva comunitaria di recepimento dell’accordo di Basilea, infatti, dovrebbe essere operativa entro la fine del 2006. E’ auspicabile quindi che anche le imprese colgano le stesse opportunità cominciando ad adeguare sin da ora la propria struttura operativa e finanziaria di credit risk management.
COMUNICATO STAMPA Pirelli Re Morgan Stanley
MORGAN STANLEY E PIRELLI RE ACQUISTANO DA BNL UN PORTAFOGLIO DI CREDITI IN SOFFERENZA CON UN VALORE PATRIMONIALE LORDO DI 430 MILIONI DI EURO Milano, 30 dicembre 2004 – A pochi giorni dalla nascita della loro joint venture nel settore dei non performing loans (crediti in contenzioso garantiti da immobili), Morgan Stanley Real Estate Funds (MSREF) e Pirelli RE insieme al gruppo Special Situations di Morgan Stanley, specializzato nell’acquisizione e gestione di crediti corporate, annunciano l’acquisto da BNL di un portafoglio di crediti ipotecari e corporate. Si tratta di una delle operazioni di dimensioni più significative realizzate nel corso del 2004 nel settore. Il portafoglio ha, infatti, un valore patrimoniale lordo di 430 milioni di euro ed è costituito da crediti derivanti da finanziamenti concessi a 21 gruppi, più della metà garantiti da immobili a prevalente uso industriale. Il portafoglio appena rilevato diventerà nel corso del 2005 oggetto di una cartolarizzazione, che verrà condotta attraverso la società ICR (8) appositamente costituita (ex legge 130/99). Morgan Stanley ha agito quale consulente finanziario e Bonelli Erede Pappalardo quale advisor legale. Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa Pirelli RE Tel. +39/02/8535.4270 Investor Relations Pirelli RE Tel. +39/02/8535.4057 www.pirellirealestate.com Per Morgan Stanley Giuliana Paoletti/Cristina Fossati/Sibilla Querci Image Building Tel. +39/02/89011300
Caccia agli evasori Usa. Chi li trova incassa
Una nuova legge affida l’esazione fiscale agli «sceriffi privati» WASHINGTON - Il Fisco americano privatizza l'esazione delle tasse. Non del tutto, ma con l'intento di delegarla il più possibile, sia per aumentare i cespiti, sia per ridurne i costi. Comincerà l'anno prossimo, assegnando alle dieci più grandi agenzie private d'America l'esazione di 13 dei 120 miliardi di dollari in tasse federali, ossia nazionali, che non è riuscito a riscuotere nel 2003. Verserà loro fino al 25% delle somme recuperate, più un premio di fine anno se raggiungeranno una determinata soglia di risultati. L’autorizzazione è arrivata per legge un mese fa, ma non senza aprire il campo a feroci polemiche. «L'ultima cosa di cui c'era bisogno - ha tuonato il senatore democratico Tom Daschle - sono gli sceriffi privati nelle vesti di esattori fiscali». Il Fisco assicura che i contribuenti morosi saranno comunque protetti dagli abusi. E precisa che gli esattori privati non avranno «poteri di polizia», che telefoneranno o busseranno alle porte - senza mandati d'ispezione - con delle proposte costruttive: pagamenti rateali, per esempio, se non addirittura forme di consulenza. Dichiara un portavoce: «I casi assegnati ad esattori privati saranno quelli più semplici: gente che ha fatto regolarmente la denuncia dei redditi ma poi non ha pagato le imposte, o gente che le ha pagate solo in parte». E aggiunge: «Ai grandi evasori, ai finanzieri fuggiti all'estero, ai profittatori dei paradisi fiscali continueremo a pensare noi». Poi sottolinea anche che già in questi ultimi anni «qualche Stato ha impiegato alcuni esattori privati, con notevole successo». A non essere per nulla d’accordo è, fra gli altri, il Centro legale dei consumatori, che spiega come gli «sceriffi privati delle tasse» sono stati sì utilizzati da alcune autorità locali, ma talvolta «non hanno esitato a ricorrere all’intimidazione e alla forza». Il Centro legale dei consumatori aggiunge che, in base alle previsioni del Fisco, gli «sceriffi» arriveranno a gestire oltre 2 milioni e mezzo di casi all'anno. Conclusione: «Sarà il caos». Secondo il Centro legale, nel 2003, quando il sistema venne sperimentato in alcuni Stati campione, le autorità ricevettero quasi 35 mila proteste. Daschle, che abbandonerà il Senato (è stato sconfitto alle elezioni), paragona l'iniziativa a quella dei « bounty hunters », i cacciatori di taglie del Far West: «Chi potrà controllarli? - chiede -. Ci vorrà un esercito di ispettori che lavori a tempo pieno». Di nuovo, il Fisco ribatte che verrà salvaguardata la reputazione dei debitori. Gli esattori delle tasse non si rivolgeranno ai loro datori di lavoro, ai famigliari, agli amici o ai vicini. «Al massimo assumeranno informazioni sullo stato delle loro finanze e ce le trasmetteranno», afferma un portavoce. Ma stando al Wall Street Journal , le dispute legali sono destinate ad aumentare, perché il sistema dei premi porterà a eccessi delle agenzie private. Il quotidiano non esclude che se i repubblicani perdessero mai la maggioranza al Congresso, i democratici abrogherebbero la legge. Nel secondo mandato di George W. Bush, «privatizzazione» sarà comunque la parola d'ordine. Il presidente ha reso chiaro che proporrà quella parziale delle pensioni già a gennaio o febbraio: datori di lavoro e dipendenti potranno destinare una percentuale dei contributi alla Borsa. Il provvedimento - che non priverà gli anziani dei diritti acquisiti - è controverso, ma quasi certamente passerà. Lo slogan di Bush è «una nazione di proprietari e azionisti», il principio ispiratore è che il privato cittadino gestisce meglio dello Stato le proprie finanze. Per addolcire la pillola, il presidente varerà anche un'altra riduzione delle tasse, nella forma di una riforma fiscale. Ennio Caretto
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