id 2 TUTELA DEL CREDITO: THE DAY AFTER

TUTELA DEL CREDITO: THE DAY AFTER

Il mondo del credito sta attraversando cambiamenti epocali sia sul fronte privato, soprattutto bancario e finanziario, che quello della PA. Sul primo versante si sta assistendo a una rivoluzione della mappatura del mercato a colpi di accorpamenti, chiusure e assorbimenti di società all’interno delle banche o tra banca e banca. Per non parlare delle cessioni, non solo di giganteschi portafogli di crediti, ma di interi rami d’azienda. Basta confrontare le liste degli iscritti ad ABI, ASSOFIN e ASSILEA di 4-5 anni fa con quelle attuali per rendersi conto dell’entità della trasformazione in atto. Ma questi cambiamenti rischiano di apparire poca cosa rispetto alla rivoluzionea cui stiamo andando incontro, promessa dall’avanzata della tecnologia.

La digitalizzazione dei servizi finanziari, FinTech, promette infatti trasformazioni ancora più epocali, mettendo in discussione i tradizionali modelli di business. Bitcoin, blockchain, crowdfunding, robo advisor, P2P lending, alternative finance sono termini che non solo arricchiscono il vocabolario dei servizi finanziari, ma portano con loro nuovi modelli di finance e nuovi protagonisti, anche non legati strettamente al mondo del banking. Per limitarci all’ambito del sollecito e recupero dei crediti, ad esempio, c’è chi già prevede il tramonto dei grandi call center, per lo più situati all’estero, in favore dei solleciti digitali fatti di “semplici” whatsapp, SMS ed email che, in tempo reale e a costo quasi zero, consentono di pianificare solleciti sempre più stringenti e pagamenti veloci e sicuri con un semplice click.

La riforma delle norme sul recupero crediti giudiziale, chiesta a gran voce dagli investitori e dalle banche per rendere più appetibile l’acquisto delle ingenti masse di crediti in sofferenza, e quindi la loro cessione, se effettivamente velocizzerà il recupero giudiziale come promette, rischia di mettere seriamente in crisi quello stragiudiziale. Del resto, in paesi come la Svizzera, le società di recupero difficilmente si impegnano in attività come la phone collection (per non parlare della home collection, del tutto sconosciuta), spesso ritenuta inutilmente onerosa e foriera di perdita di tempo, rispetto alla rapida procedura giudiziale.

E infine, sul versante della PA, la riforma contabile sta portando avanti una logica di bilancio di cassa, piuttosto che di competenza, costringendo (finalmente) gli Enti Locali a prendere impegni di spesa commisurata a quanto effettivamente incassato e, di conseguenza, prestare molta attenzione all’effettivo recupero dei loro crediti. Questo, insieme alle recenti sentenze del TAR Puglia e Lazio, che affermano come le società di recupero crediti possono fornire un supporto agli enti locali nella gestione della riscossione delle entrate, sia tributarie che extratributarie, anche se non iscritte all’albo ministeriale, purchè non effettuino maneggio di denaro pubblico, mette in crisi la riscossione classica e apre scenari verso i privati fino ad ora del tutto sconosciuti.

Ebbene, in questo mondo che cambia a velocità sempre più vertiginosa, gli ospiti del 10° CVDAY, il prossimo 16 novembre, cercheranno di fare chiarezza e spiegare agli operatori del settore (che nel solo ambito privato lavorano circa 45 milioni di pratiche per un recuperato di quasi 10 miliardi di euro) i pericoli e le opportunità che tali cambiamenti comporteranno a breve.

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