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Articoli da 1 a 5 di 1604
7/29/2010
Le associazioni consumatori incontrano il presidente Mussari
Rafforzare il dialogo con i consumatori per prevenire situazioni critiche e speculative; prorogare il Piano Famiglie sulla sospensione temporanea delle rate di mutuo ed estendere tale diritto anche alle rate del credito al consumo
Autore: Valeria Lai (Ufficio Stampa Adiconsum Nazionale)
Il settore bancario svolge servizi fondamentali per famiglie e imprese, ma nel recente passato troppi sono stati i consumatori vittime di operazioni speculative di raggiri dovute a operazioni non trasparenti.
Al nuovo presidente, Adiconsum chiede quindi di dare continuità ad un confronto che sia soprattutto preventivo per concordare soluzioni utili a clienti e risparmiatori e proposte al legislatore.
Lo stesso progetto PattiChiari va ampliato e migliorato per poter rappresentare un reale strumento di confronto sul costo dei vari servizi nel sistema bancario.
Al neo presidente Abi, Adiconsum chiede in particolare:
· la proroga del Piano Famiglie che consente la sospensione delle rate di mutuo in scadenza il 31 dicembre p.v. e l’estensione della sospensione anche alle rate del credito al consumo.
Adiconsum auspica una corretta e puntuale applicazione delle nuove normative sul credito al consumo, sui mediatori e sulla commissione di massimo scoperto da parte delle banche.
In tale ambito Adiconsum ha anche chiesto di porre fine alla pratica vessatoria di modifica unilaterale delle condizioni di conto corrente, garantendole invece per almeno 1-2 anni.
7/28/2010
Stress test, prova superata per le 5 italiane
Autore:
I 5 maggiori istituti di credito italiani (Unicredit, Intesa SanPaolo, Ubi Banca, Banco Popolare e Monte dei Paschi) hanno superato gli stress test, le simulazioni delle reazioni in caso di andamento particolarmente negativo dell'economia. "Un supplemento di chiarezza e trasparenza della solidità del sistema bancario" il commento ai risultati del governatore di Bankitalia, Draghi. Sono sette su 91, invece, le banche europee che non hanno superato la prova.
7/28/2010
I segreti degli stress test bancari
Autore:
Venerdi’ scorso sono stati diffusi i risultati degli stress test a cui sono state sottoposte 91 grandi banche europee. Ma in cosa consistono esattamente queste prove? Gli stress test sono delle simulazioni di shock finanziari a cui sono stati sottoposti i maggiori istituti di credito europei per verificarne la capacita’ di tenuta del sistema patrimoniale. In pratica sono delle prove per capire se qualche banca a fronte di una crisi finanziaria possa fare la fine di Goldman Sachs.
Sono stati condotti dall’organismo europeo Cebs, il Committee of European Banking Supervisors, e il risultato ha visto superare la prova 84 grandi istituti su 91. Hanno invece faticato 5 banche di risparmio spagnole, una greca e una tedesca, la Hypo Real Estate, gia’ salvata nel 2008 e controllata dallo stato tedesco. Queste banche dovranno ricapitalizzare in modo da elevare il loro patrimonio fino al livello necessario per reggere ad un eventuale shock finanziario.
E’ interessante sapere quali parametri sono stati utilizzati per applicare gli stress test. Sono stati ipotizzati due scenari sfavorevoli. Il primo prevede il calo del 3% del Pil rispetto alle stime. Per l’Italia si valutava un calo del Pil rispetto alle previsioni dello 0,6% nel biennio 2010-2011 a fronte di una crescita stimata del 2,1%. Il secondo parametro prevede un aumento del rischio delle obbligazioni governative, che per i nostri titoli sovrani spingerebbe il rendimento il prossimo anno al 4,8% per le scadenze a 5 anni e al 6,3% per quelle a 10 anni.
A fronte di questo shock le banche devono riuscire a mantenere il loro livello patrimoniale, il Tier1, ovvero il rapporto tra capitali propri e attivita’ totali della banca, oltre il livello del 6%. Tutte e 5 le banche italiane sottoposte alla prova hanno superato lo scoglio. Intesa Sanpaolo manterrebbe un Tier1 all’8,2%, Unicredit al 7,8%, Banco Popolare al 7%, Ubi Banca al 6,8% e Mps al 6,2%. In Europa le migliori sono state le banche danesi e finlandesi con un Tier tra il 10% e il 13,2%, Societe’ Generale con un Tier1 al 10%, Landesbank Berlin all’11,2%, la greca Hellenic Postabank al 10,1%, l’olandese Rabobank al 12,5%, le inglesi Barclays al 13,7% e Rbs all’11,2%. In assoluto il Tier1 maggiore l’ha fatto registrare una banca spagnola, la Banca March al 19%, seguita dalla polacca Pko Bank Polski, con un Tier1 al 15,4%
7/28/2010
Basilea 3 fa esplodere il rischio controparte
Autore: Morya Longo
Sarebbe come tuffarsi in piscina con il costume pieno di piombo. Gli accordi di Basilea 3 potrebbero infatti moltiplicare fino a un massimo di diciannove volte la quantità di capitale che le banche italiane dovranno mettere da parte per far fronte al cosiddetto rischio di controparte. E non si tratta di stime teoriche: questi numeri, elaborati per «Il Sole 24 Ore» da Deloitte, sono quelli utilizzati da alcuni istituti di credito italiani per rispondere a Bankitalia sull'impatto di Basilea 3. Ebbene: se la riforma passasse nella bozza attuale, le banche italiane rischiano di dover mettere da parte molto più capitale rispetto ad ora. Fino a diciannove volte di più. Il che avrebbe un significato solo: crediti più costosi per le imprese e le famiglie.
Gli accordi di Basilea sono quelli che stabiliscono quanto capitale ogni banca debba avere per far fronte ai rischi che corre con ogni sua attività. Dato che erogare crediti o comprare titoli rappresenta un rischio, Basilea obbliga le banche a mettere da parte un po' di capitale per ogni attività che svolgono. Il problema è: quanto capitale serve per rendere le banche stabili, senza tarpare loro le ali del credito? Le tre versioni di Basilea hanno dato negli ultimi 30 anni risposte diverse a questa domanda: si è passati dal metodo standardizzato di Basilea 1 a quello molto più flessibile di Basilea 2. Ma la crisi finanziaria ha fatto capire che non bastava. E così è nata l'idea di stringere i cordoni con Basilea 3.
A febbraio è stato avviato il «Quantitative Impact study»: una sorta di questionario che i vari istituti di creditohanno compilato per stimare l'impatto della riforma.
Ad aprile le risposte sono arrivate a Bankitalia ed entro ottobre il Comitato di Basilea pubblicherà i risultati. Ma «Il Sole 24 Ore» è in grado di anticipare alcune indicazioni relative al solo rischio di controparte. La banca che oggi utilizza il modello standard di Basilea 2 e mette da parte 100 milioni di capitale, domani potrebbe dover aumentare la dotazione da un minimo di 123 milioni fino a un massimo di 935 milioni.
Questa banca passando al modello avanzato ( il che significa effettuare investimenti cospicui) potrebbe invece "risparmiare" solo 15 milioni nella migliore delle ipotesi. Chi invece adotta già oggi il modello avanzato di Basilea 2, dovrebbe nella migliore delle ipotesi quasi raddoppiare il capitale messo da parte per i rischi di controparte. Nella peggiore potrebbe moltiplicare addirittura per 19 volte il capitale. È vero che questi dati sono riferiti al solo rischio di controparte (che rappresenta una minima parte del totale), ma sono significativi. Anche perché – secondo Deloitte – anche sul rischio di mercato l'aumento sarà di 4-5 volte rispetto ai livelli attuali.
Con questi numeri si possono tirare le prime somme. Innanzitutto Basilea 3 raggiunge il paradosso che il passaggio dal metodo standard a quello avanzato diventa meno conveniente: dunque le banche sono meno incentivate ad investire su questo settore. Inoltre se dovessero passarealcune interpretazioni peggiorative, l'aumento di capitale potrebbe essere veramente rilevante. E questo potrebbe trasformarsi in un boomerang: sull'altare della maggiore stabilità bancaria si rischia di sacrificare l'erogazione del credito. «Queste prime analisi – commenta Paolo Gianturco, partner di Deloitte Consulting – rafforzano la convinzione che queste regole debbano essere ripensate, al fine di trovare il giusto equilibrio tra rafforzamento del sistema bancario e redditività della singola banca. Soprattutto per quelle virtuose, che intendono investire sui modelli sofisticati».
7/28/2010
Più tutele ai risparmiatori per mutui e microcredito. Acquisto a rate con recesso
Autore: Laura Cavestri e Alessandro Galimberti
Il cliente avrà più ragione. Più forte il diritto di recesso e la trasparenza sulla pubblicità che lancia sul mercato prodotti finanziari. E per le banche non sarà più possibile applicare modifiche unilaterali ai contratti di mutuo solo perché sono variate le condizioni di mercato. Intanto, nell'ordinamento, debutta il microcredito. Tutte le finanziarie confluiranno sotto l'ombrello di Bankitalia mentre mediatori creditizi e agenti potranno iscriversi ai rispettivi Albi solo previo esame con requisiti più stringenti.
È una sintesi articolata di interessi contrapposti lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2008/48/Ce sul credito al consumo e riordina il settore finanziario e i suoi addetti, atteso venerdì in Consiglio dei ministri per il "timbro" definitivo. Il primo sì di Palazzo Chigi era arrivato il 10 giugno. Poi i pareri parlamentari delle commissioni competenti entro il 20 luglio e il varo definitivo previsto prima della pausa estiva.
Il codice si applica a tutti i contratti di credito, esclusi i finanziamenti di importo complessivo sotto i 200 euro e oltre i 75mila. Il consumatore ha diritto di recedere dal finanziamento entro 14 giorni e nei contratti a tempo indeterminato sarà possibile in qualsiasi momento e senza oneri. Se il fornitore si dimostra inadempiente, il consumatore può recedere anche con diritto di rimborso delle rate già pagate. Se poi si annulla per vizio o difformità un contratto principale di acquisto, decade automaticamente anche l'eventuale finanziamento collegato.
Gli annunci pubblicitari devono essere chiari e illustrare, tra l'altro, il tasso d'interesse, le spese, il taeg, l'importo delle rate e quello complessivo. Se il finanziatore deve valutare la concessione del prestito sulla base di informazioni aggiornate, il consumatore ha diritto, però, di sapere quali informazioni sono state utilizzate e da dove sono state prese.
Novità riguardano anche i mutui, per i quali è abolito il cosiddetto ius variandi cioè il potere, da parte della banca, di modificare unilateralmente il tasso di interesse. Sembrano, poi, probabili la limitazione della cancellazione automatica delle ipoteche alle sole operazioni di credito fondiario e la portabilità del mutuo anche se il mutuatario non è un consumatore, ma, ad esempio, un'impresa.
Sul fronte dei pagamenti, poi, il Governo non sembra aver recepito il suggerimento delle commissioni di permettere ai punti di vendita la collocazione di carte a saldo o prepagate. Tanto meno le revolving.
Un riordino selettivo, inoltre, riguarda i requisiti e la vigilanza sulle società finanziarie. L'asticella si fa più alta e viene meno la distinzione tra società iscritte agli elenchi in base agli articoli 106 e 107 del Tub, il Testo unico bancario. L'elenco sarà uno solo e ricadrà sotto la vigilanza di Banca d'Italia.
Esce dal limbo il microcredito. Possibili prestiti sino a 25mila euro senza garanzie a persone fisiche o società di persone per l'avvio di un'attività. Potranno erogarli soggetti no profit autorizzati e inseriti in un elenco ad hoc.
Maglie più strette per l'ingresso nell'Albo riguardano, infine, mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria (si veda l'altro articolo).
«È stato raggiunto l'obiettivo – ha spiegato Maria Ida Germontani (Pdl), relatrice del testo in commissione Finanze del Senato – di tutelare i consumatori, di vigilare meglio sugli addetti, regolando l'attività dei confidi per finanziare le Pmi e il ruolo crescente del microcredito». Ma gli agenti immobiliari della Fiaip lamentano che la nuova disciplina, «impedendo agli agenti immobiliari di segnalare mutui alla propria clientela, penalizzerà fortemente la categoria».
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