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Sarebbe come tuffarsi in piscina con il costume pieno di piombo. Gli accordi di Basilea 3 potrebbero infatti moltiplicare fino a un massimo di diciannove volte la quantità di capitale che le banche italiane dovranno mettere da parte per far fronte al cosiddetto rischio di controparte. E non si tratta di stime teoriche: questi numeri, elaborati per «Il Sole 24 Ore» da Deloitte, sono quelli utilizzati da alcuni istituti di credito italiani per rispondere a Bankitalia sull'impatto di Basilea 3. Ebbene: se la riforma passasse nella bozza attuale, le banche italiane rischiano di dover mettere da parte molto più capitale rispetto ad ora. Fino a diciannove volte di più. Il che avrebbe un significato solo: crediti più costosi per le imprese e le famiglie. Gli accordi di Basilea sono quelli che stabiliscono quanto capitale ogni banca debba avere per far fronte ai rischi che corre con ogni sua attività. Dato che erogare crediti o comprare titoli rappresenta un rischio, Basilea obbliga le banche a mettere da parte un po' di capitale per ogni attività che svolgono. Il problema è: quanto capitale serve per rendere le banche stabili, senza tarpare loro le ali del credito? Le tre versioni di Basilea hanno dato negli ultimi 30 anni risposte diverse a questa domanda: si è passati dal metodo standardizzato di Basilea 1 a quello molto più flessibile di Basilea 2. Ma la crisi finanziaria ha fatto capire che non bastava. E così è nata l'idea di stringere i cordoni con Basilea 3. A febbraio è stato avviato il «Quantitative Impact study»: una sorta di questionario che i vari istituti di creditohanno compilato per stimare l'impatto della riforma. Ad aprile le risposte sono arrivate a Bankitalia ed entro ottobre il Comitato di Basilea pubblicherà i risultati. Ma «Il Sole 24 Ore» è in grado di anticipare alcune indicazioni relative al solo rischio di controparte. La banca che oggi utilizza il modello standard di Basilea 2 e mette da parte 100 milioni di capitale, domani potrebbe dover aumentare la dotazione da un minimo di 123 milioni fino a un massimo di 935 milioni. Questa banca passando al modello avanzato ( il che significa effettuare investimenti cospicui) potrebbe invece "risparmiare" solo 15 milioni nella migliore delle ipotesi. Chi invece adotta già oggi il modello avanzato di Basilea 2, dovrebbe nella migliore delle ipotesi quasi raddoppiare il capitale messo da parte per i rischi di controparte. Nella peggiore potrebbe moltiplicare addirittura per 19 volte il capitale. È vero che questi dati sono riferiti al solo rischio di controparte (che rappresenta una minima parte del totale), ma sono significativi. Anche perché – secondo Deloitte – anche sul rischio di mercato l'aumento sarà di 4-5 volte rispetto ai livelli attuali. Con questi numeri si possono tirare le prime somme. Innanzitutto Basilea 3 raggiunge il paradosso che il passaggio dal metodo standard a quello avanzato diventa meno conveniente: dunque le banche sono meno incentivate ad investire su questo settore. Inoltre se dovessero passarealcune interpretazioni peggiorative, l'aumento di capitale potrebbe essere veramente rilevante. E questo potrebbe trasformarsi in un boomerang: sull'altare della maggiore stabilità bancaria si rischia di sacrificare l'erogazione del credito. «Queste prime analisi – commenta Paolo Gianturco, partner di Deloitte Consulting – rafforzano la convinzione che queste regole debbano essere ripensate, al fine di trovare il giusto equilibrio tra rafforzamento del sistema bancario e redditività della singola banca. Soprattutto per quelle virtuose, che intendono investire sui modelli sofisticati».
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